Anni di fidanzamento sfociati in un matrimonio consapevole, sincero approdo di una coppia nata già famiglia.
Tanto amore, tanta voglia di giocare, tante coccole.... poi un giorno, la percezione, quasi improvvisamente, tra le risa, di un silenzio, di un'assenza...
Entrambi sappiamo cosa manca... chi ci manca!
E' quel figlio la cui presenza possibile, nei mesi passati, avevamo affidato al caso, senza "impegno". Lo avremmo accolto con infinita gioia nel momento in cui si fosse presentato a noi.
Da "lasciar fare alla natura" passiamo pian piano alla consapevolezza che il tempo scivola ma il figlio ancora non arriva, avvertiamo così, velatamente, il dubbio di una possibile difficoltà procreativa.
Iniziano le indagini, affrontiamo periodi di stressanti ricerche mediche, visite specialistiche, accertamenti svariati finalizzati ad appurare la "possibilità di diventare genitori".
Un esame tira l'altro e gli esiti sono positivi: non ci sono problemi, non esistono cause oggettive che impediscano la nostra genitorialità.
Ma il figlio non arriva!
Adesso si fa sul serio!!!
Approdiamo alla fase delle "stimolazioni ormonali". Queste riguardano soprattutto me, interessano il mio corpo preposto dalla natura ad essere "CULLA DELLA MATERNITA'", non succede nulla per mesi. Sembra non funzionare nemmeno così. Poi magicamente la tanto attesa gravidanza arriva.
CHE GIOIA!
Capire che significa "camminare tre metri sopra il cielo", esami, visite, esami di nuovo, visite.
- Va tutto bene signora, stia tranquilla - l'unica volta nella nostra vita sempre così in salita che tutto andava bene.
- Stia a casa, si riposi, legga, passeggi - e io ligia al dovere sto a casa, mi rilasso, leggo, mi riposo.
Eravamo quasi a Pasqua, lo avremmo detto agli amici, avremmo reso partecipi della nostra gioia tutti intorno a noi e invece in un battibaleno....
PUFF... SOGNO SVANITO.
Abbiamo visto finire tutto, e in un turbinio siamo finiti in ospedale, medici, visite, operazioni, che lasciano il segno nel fisico e nell'animo.
Serve un periodo di "DISINTOSSICAZIONE" per smaltire, accettare, farsene una ragione.
Poi il pensiero naturale: se è successo una volta succederà ancora! E invece nulla, nulla e nulla.
Vi risparmio in questa fase l'iter, lasciandovi intuire tra le righe l'attesa, la sofferenza, l'accettazione, l'illusione, la speranza e tutti i sentimenti d'amore che ci hanno condotto, infine, a ricominciare gli accertamenti.
Esami e visite di mille tipi a entrambi. Ci passano al setaccio e che resta.... nulla apparentemente. Nessun problema!
Il tempo passa e non si giunge a nulla di nuovo e quel silenzio, inizialmente appena accennato, adesso tuona nella nostra quotidianità, fino a diventare un rumore insopportabile.
La tv, intanto, ti spara dritto al cuore.
Ti racconta di neonati abbandonati tra i rifiuti, di bambini maltrattati, abusati, e subito dopo fa sfilare sulla sua passerella consumistica i bimbi felici grazie a mamma e papà che hanno scelto la pappa giusta, il pannolino giusto, il giocattolo giusto, poi..... di nuovo.... il telegiornale e le manifestazioni a sfondo umanitario ti sbattono dritto in faccia il mezzo mondo che muore di fame...
Dietro lo schemo... a casa nostra.... le lacrime!
Il dolore.... e una sola domanda: PERCHE'? Perchè a noi????
Perchè c'è nel mondo chi si permette di "buttare via un bambino" e chi invece darebbe la vita per raccogliere quel rifiuto?
Ce ne sono così tanti di rifiuti nel mondo.
Il passaggio dalla consapevolezza all'azione non è istantaneo, non è "semplice", ma l'idea di accogliere qualcuno che sia stato rifiutato inizia a insinuarsi tra i pensieri.
Si comincia a commentare, se ne parla sempre di più, ci si fantastica sopra.
Crediamo di avere le idee chiare. In effetti le nostre idee sono inequivocabili su una sola cosa: VOGLIAMO AVERE UN FIGLIO.
Bene! Prenderemo "ciò" che qualcuno ha buttato via!
Ma da li a comprendere davvero il passo che stiamo per muovere, c'è tanta strada e quella strada è davvero lunga, tortuosa e difficile.
Abbiamo molto da imparare ma...... NON LO SAPPIAMO ANCORA.
La tv, intanto, ti spara dritto al cuore.
Ti racconta di neonati abbandonati tra i rifiuti, di bambini maltrattati, abusati, e subito dopo fa sfilare sulla sua passerella consumistica i bimbi felici grazie a mamma e papà che hanno scelto la pappa giusta, il pannolino giusto, il giocattolo giusto, poi..... di nuovo.... il telegiornale e le manifestazioni a sfondo umanitario ti sbattono dritto in faccia il mezzo mondo che muore di fame...
Dietro lo schemo... a casa nostra.... le lacrime!
Il dolore.... e una sola domanda: PERCHE'? Perchè a noi????
Perchè c'è nel mondo chi si permette di "buttare via un bambino" e chi invece darebbe la vita per raccogliere quel rifiuto?
Ce ne sono così tanti di rifiuti nel mondo.
Il passaggio dalla consapevolezza all'azione non è istantaneo, non è "semplice", ma l'idea di accogliere qualcuno che sia stato rifiutato inizia a insinuarsi tra i pensieri.
Si comincia a commentare, se ne parla sempre di più, ci si fantastica sopra.
Crediamo di avere le idee chiare. In effetti le nostre idee sono inequivocabili su una sola cosa: VOGLIAMO AVERE UN FIGLIO.
Bene! Prenderemo "ciò" che qualcuno ha buttato via!
Ma da li a comprendere davvero il passo che stiamo per muovere, c'è tanta strada e quella strada è davvero lunga, tortuosa e difficile.
Abbiamo molto da imparare ma...... NON LO SAPPIAMO ANCORA.
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