Domenica, 24 Febbraio 2008
Dobbiamo presentarci oggi dai carabinieri, per le verifiche di rito a proposito della nostra domanda di adozione.
La stazione dei carabinieri è al pianterreno di una palazzina di mattoni rossi.
Sono le nove del mattino, un'ora antelucana visti i nostri orari in questo periodo.
L'aria è ancora abbastanza fredda, e anche dentro, nella disadorna stanzetta in cui ci fanno accomodare, non è che faccia caldo.
Bisogna avere pazienza, ci dicono, il maresciallo deve arrivare. Già PAZIENZA. E' probabilmente il termine che più ci sentiremo ripetere in questi mesi che ci aspettano!!!
Bisogna averne davvero tanta di pazienza, o meglio di determinazione, di ostinazione, per non farsi prendere dallo sconforto e rinunciare.
Ogni piccolo passo avanti costa fatica, una fatica immensa e del tutto sproporzionata alla reale entità dell'azione che stiamo compiendo.
Mentre aspettiamo, ci diciamo, che anche questo fa parte delle regole del gioco, che anche questa ennesima attesa è una prova da superare, una dimostrazione da dare della nostra effettiva volontà di andare avanti, di andare fino in fondo.
Finalmente, verso le dieci, arriva il maresciallo.
E' giovane e simpatico, molto lontano dallo stereotipo del carabiniere. Si scusa per il ritardo e simette subito al lavoro. Quello che deve chiederci, annucia, scusandosene nel tono se non nelle parole, è esattamente quello che già avbbiamo dichiarato nella domanda di adozione: generalità, residenza, occupazione, reddito, proprietà, e cose del genere. Lui deve controllare. Un passaggio del tutto inutile dal punto di vista sostanziale, insomma, ma indispensabile sul piano burocratico. Senza il VISTO dei carabinieri non è possibile avviare l'istruttoria della pratica presso i servizi sociali.
Ci sottoponiamo di buon grado, tanto non abbiamo scelta, e quindi tanto vale collaborare, Una formalità appunto. Ma di vitale importanza.
Infreddoliti e depressi dall'apparente stupidità di queste procedure, lasciamo la stazione dei carabinieri e ci godiamo la domenica che ci resta, visto che usciamo dalla caserma alle ore dodici.
Ogni passaggio di questo iter costa fatica.
Dal punto di vista psicologico, ovviamente, ma anche dal punto di vista pratico: far quadrare gli impegni richiesti dalla pratica di adozione con quelli del lavoro non è sempre un'impresa facilissima.
Più rifletto e più mi rendo conto che dobbiamo operare una sostanziale rivoluzione della nostra scala di valori di riferimento.
Finora abbiamo dovuto rispondere solo a noi stessi, alla nostra vita di coppia, di adulti coscienti e responsabili.
Dobbiamo renderci conto che essere responsabili anche nei confronti di un bambino ci impone di cambiare tutto, di mettere lei o lui o loro al centro di tutto.
Non per un'astratto spirito di sacrificio, ma perchè è un suo/loro preciso diritto. Mi piacerebbe, che chi ci verrà affidato possa trovare in noi delle sicurezze, non delle incertezze e degli sradicamenti da aggiungere a incertezze e sradicamenti che già faranno inevitabilmente parte del suo vissuto.
Ne saremo capaci? E' questa una delle domande che più spesso ci ripediamo.
A volte temiamo di non esserne all'altezza. Non di poter essere dei buoni genitori in astratto.
Di buone letture in questo senso ne abbiamo fatte tante, e anche da molto tempo. Ma nel concreto di cose come queste: saper dedicare ai figli l'attenzione che esigono e che meritano, saper giocare con loro, saper ancora tentare di guardare il mondo con i loro occhi. Saper dare delle risposte, non burocratiche alle loro domande.
Spero che, quando diventeremo MAMMA e PAPA', ci ricorderemo di cosa vuol dire essere bambino.
Come dovremo comportarci? Certo, ragionarci teoricamente non serve a un granchè. E' nel concreto che bisogna misurarsi, non c'è dubbio. Ma anche ragionarci prima è comunque un utile esercizio.
So che dovremo necessariamente scendere a qualche compromesso con noi stessi, che qualche volta dovremo morderci la lingua e qualche volta prendere decisioni sgradevoli ma necessarie. Ma nei limiti del possibile penso che cercheremo di guardare le cose anche con gli occhi di un bambino. Può servire a essere più giusti. A essere - mi auguro - dei genitori migliori.
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