martedì 30 settembre 2008
8 - FIGLI
I Figli non voi li crescete, ma essi crescono voi.
Sono essi i vostri educatori, poiché attendono che voi siate nel bene prima di imitarvi.
E quando dite: Daremo la Vita a un figlio, sapete quale Vita state dando? Non la loro, ma la Vostra.
Se non avete compreso questo, meglio sarebbe serrare i fianchi e proseguire oltre.
E quando dite: I Figli sono la nostra croce, rallegratevi che essi vi abbiano inchiodato impedendovi di finire nel baratro.
Ed anche quando dite: I nostri Figli ci tolgono un mucchio di tempo, domandatevi se tutto quel tempo che vi viene tolto sarebbe impiegato meglio.
Nella loro infanzia ascoltate i vostri Figli, perché sui loro visi è ancora impigliato qualche frammento del sorriso con cui li hanno rivestiti gli angeli.
Nel tenerli per mano, non date loro fretta, ma camminate al loro passo, perché vogliono guarirvi dal vostro correre.
Non fate ad essi doni, ma donate voi stessi. I doni sono i vostri alibi per non regalare voi a loro. Consegnatevi nelle loro mani, perché hanno quella saggezza che voi perdeste.
Chiamateli per nome, ed essi chiameranno il bimbo in voi, quello che da soli non riuscivate a rianimare, e lo faranno giocare nel giardino della Vita.
E nella loro adolescenza ascoltate i vostri Figli. Gran parte del muro che in quei giorni spesso vi oppongono non l’hanno costruito coi loro mattoni, ma coi vostri. Non chiedete ad essi cose che già voi non fate.
Se siete saggi, vi basterà essere voi stessi. Ma se non lo siete, non saturateli di limiti senza indicare loro le mete, bensì mostrate di queste la bellezza, e otterrete di più che non mostrando i pericoli di eventuali abissi.
Non affliggetevi se educandoli alle regole essi non le rispetteranno. In realtà tremerebbero di paura se tali regole non vi fossero. Le loro trasgressioni sono per collaudarne la veridicità. Altre volte per reclamare invece il vostro rimprovero, a testimonianza del vostro amore per loro.
Se vi feriranno è perché avete porto loro la vostra vulnerabilità. O perché avete dato senza insegnare a dare.
Talvolta sbattendo la porta vi lasceranno, ma anche se li vedete partire, le navi con cui salpano hanno stive colme dei doni consegnati dalle vostre parole buone. E alla prima tempesta vi si rifugeranno.
Voi siete i seminatori dei loro campi, non i raccoglitori delle loro messi. E la vostra missione consiste nel donare sempre, anche quando la lama della loro libertà vi taglierà le mani.
Nella loro giovinezza, infine, ascoltate i vostri Figli. Con stupore scorgerete che vi hanno superato, che la loro nave ha oltrepassato tutti i primi scogli, ed ora non ha che davanti lo scoglio più pericoloso: voi.
Saranno infatti chiamati lungo vie di realizzazione che voi non conoscete, e ciecamente sbarrerete loro le strade.
Ma alla pianta è dato di generare, e non di contenere ciò che genera.
Ritenete i vostri progetti più grandi dei progetti che ha la Vita?
Non tratteneteli, dunque. Avete donato loro la vostra Vita. Ora riprendetevela, donando loro di rinunciare a trattenerli.
Sgombrate il vostro cuore da ogni brama di ricevere, perché se il vostro flauto non è cavo, la rinnovata melodia della Vita non potrà attraversarlo.
Se vivrete questa perfetta donazione, saprete amarli nel loro nuovo aspetto, e allora, siano essi Figli del vostro stesso sangue, o siano essi Figli scelti dal cuore, avrete compiuto il terzo passo della vostra crescita.
Potrete così udire le note universali trapassarvi dentro, e capirete che attraverso di voi la Vita ha composto un nuovo canto.
venerdì 27 giugno 2008
7 - SIAMO NEL TUO CUORE
Riusciremo ad accoglierti senza pretendere, a guardarti semplicemente senza avvolgerti con tante parole, inviti, divieti?
Riusciremo a capire le tue esigenze, i tuoi silenzi, le tue paure, a conciliare il tuo carattere con il nostro, a rispettare la tua crescita, cercando il più possibile di accompagnarti verso il tuo domani?
Riusciremo a donarti semplicemente Amore senza nulla chiedere in cambio?
Vorremmo che l'accoglienza che ti sarà riservata non fosse soltanto colma di doni e di attenzioni, vorremmo insegnarti a scegliere liberamente la rotta della tua vita in modo che tu possa prenderne in mano in timone per arrivare alla meta che tu avrai scelto, trovando in te la forza.
Vorremmo che tu imparassi quale tesoro si cela negli altri, valorizzando tutto ciò che di bello e buono c'è in loro, vorremmo soprattutto che "il rispetto", come valore, fosse sempre presente nelle tue scelte importanti.
Vorremmo insegnarti a non avere paura di sbagliare perchè gli errori contengono sempre una lezione, ed è attraverso di loro che il mondo va avanti, vorremmo che sapessi che in ogni momento ci saranno sempre il tuo papà e la tua mamma pronti ad aprirti le braccia.
Vorremmo che le persone che incontrerai fossero capaci di onestà, coerenza, tolleranza. Vorremmo che portassi sempre con te una bilancia per dosare sapientemente umiltà e decisione, accettando e rispettando le regole per una serena convivenza.
Vorremmo che tu fossi felice, imparando la serenità del cuore, è il grande segreto della vita, e questo vuol dire Amare, e solo l'Amore è eterno. L'Amore è il più grande regalo che vorremmo donarti, insegnandoti a coltivarlo giorno per giorno in modo che sia sempre presente nella tua vita, con la freschezza dei primi istanti e con la consepevolezza che più ne saprai dare e più ne riceverai.
Vorremmo, vorremmo.....
Chissà quante altre cose vorremmo donarti nel piccolo mondo che abbiamo pensato per Te!!
giovedì 29 maggio 2008
6 - MADRE TERESA DI CALCUTTA
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che é importante non cambia; la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito e` la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c'è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c'è un'altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arruginisca il ferro che c'è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!
5 - 11 Maggio 2008 FESTA DELLA MAMMA
Cara Mamma
oggi è la tua festa, una festa piena di amore e ricca di tanti significati. Essere mamma è un lavoro. Si, un lavoro faticoso a volte, ricco di pensieri e preoccupazioni, ma anche pieno di gioia.
E' crescere con i propri figli, donare un'amore incondizionato e senza limiti, è ridere con loro, perchè il sorriso da una fetta di felicità, a volte è anche soffrire per una giornata storta o qualcosa andato male. Ma anche in queste situazioni la mamma c'è sempre. E' il tuo porto sicuro dove approdare durante la tempesta.
Ci avete cresciuto nella libertà e nell'amore, imprimendoci quei valori di lealtà, verità, semplicità, che spero un giorno di essere in grado di trasmettere ai nostri figli.
Volevo solo dirti GRAZIE per quello che fai. Grazie per essere sempre presente nei momenti più difficili, dandomi la spinta che mi permette di scavalcare ogni barriera, ogni ostacolo si presenti.
Mi hai aiutata a crescere concedendomi di scegliere, permettendomi di intraprendere la strada che in quel momento ritenevo fosse giusta. Mi hai accompagnata per le strade della vita, schiarendomi il cammino con la luce dei tuoi sorrisi.
Io e Massimo, ci siamo incamminati in una strada lunga e tortuosa, ma ricca di tante soddisfazioni, che un giorno, speriamo presto, ci farà diventare mamma e papà. Si certo saremo un po' speciali e un po' speciali sarete anche voi nonni, nonni di una creatura venuta da lontano ma già nostra figlia o figlio nel cuore e nell'animo.
I disegni di DIO non sono i nostri. Questo lo abbiamo capito bene, ma la strada tracciata per ognuno di noi a volte non è immediatamente capibile, ci vuole del tempo per interpretarla.
Noi ormai siamo grandi, ma forse è adesso che abbiamo più bisogno di voi. Della vostra forza e del vostro coraggio, della costanza e del vostro appoggio.
Abbiamo bisogno che ci aiutate a diventare genitori e voi nonni, un po' diversi dai genitori e dai nonni usuali, e un po' più tosti degli altri forse, ma con le braccia aperte per donare un'amore incondizionato e sincero a chi deve arrivare.
Grazie MAMMA ti voglio bene
Mara "
E lei mi ha regalato una piantina di roselline rosse dicendomi: "Un piccolo anticipo per quando sarai mamma anche tu!"
4 - ASPETTANDO I SERVIZI SOCIALI - Parte II
Sono stati scritti tomi e tomi su questo argomento. La conclusione, assai spesso, pecca di moralismo e tiene scarsamente conto della realtà.
Certo, in linea teorica quella nei confronti dall'adozione dovrebbe essere un'apertura totale all'accoglienza. Tanto che tecnicamente non si dovrebbe nemmeno parlare di "domanda di adozione" ma di "offerta di disponibilità all'adozione".
Nessuno credo, potrebbe nemmeno azzardarsi a negare che nell'adozione il soggetto intorno al quale tutto deve ruotare è i bambino. Che quelle che contano sono le sue necessità, non quelle dei genitori. Ma credo sia pura ideologia pretendere di annullare, di far scomparire, o peggio, di far finta che non esistano delle motivazioni personai dei genitori. Che vanno analizzate, portate alla luce, razionalizzate e incanalate correttamente.
Le molle che fanno scattare la volontà di adottare un bambino, in sostanza sono due: il lutto - la perdita reale o simbolica di un figlio piccolo o comunque di una persona cara da accudire e amare - e la deprivazione, la mancanza di un figlio "naturale" che dia senso e compimento alla propria vita, che riempia un vuoto che, con il passare degli anni, può farsi angosciante.
E' giusto scavare per portare alla luce queste motivazioni, ma è altrettanto giusto ricordare sempre che gli aspiranti genitori adottivi sono pur sempre degli esseri umani, non più santi nè eroi di qualsiasi altro genitore.
Solo forse un po' più tosti, determinati, cocciuti, disposti a superare ostacoli apparentemente insormontabili, ad affrontare prove dure, ad attendere per un tempo di gran lunga superiore non solo a quello di una normale gravidanza, ma a quello quasi triplo della gravidanza delle balene.
Ci siamo interrogati a fondo, ci stiamo tutt'ora interrogando e credo continueremo a farlo in futuro sui reali PERCHE' della nostra scelta.
La conclusione cui siamo, per ora, giunti è che si certo, la spinta iniziale ce l'hanno data due motivazioni: il lutto e la deprivazione. Ma intorno a quelle abbiamo fatto crescere - crescendo contemporaneamente noi stessi - una reale disponibilità, una reale apertura ad accogliere un bambino, o magari più di uno, come figli nostri, da amare, proteggere, educare. E soprattutto rispettare come persone.
Perchè quel NOSTRI non deve significare proprietà ma rapporto tra persone. Persone "grandi" certo, che devono assumersi delle responsabilità nei confronti di persone "piccole", ma tutti comunque PERSONE.
Nessuna delle quali appartiene a nessun'altra, se non nel senso dei legami affetivi che si costituiscono e si consolidano giorno dopo giorno.
Ecco, noi non aspiriamo a diventare santi, né ad essere additati come degli eroi o più modestamente come dei campioni di altruismo. Più semplicemente, più banalmente, aspiriamo ad esere dei buoni genitori, a dare a uno o più bambini una possibilità di vita migliore. E insieme, senza far finta che non sia così, a godere delle gioie - insieme alle inevitabili tribolazioni - dell'allevare dei figli, ad amarli ed essere amati.
Di tempo per riflettere ne abbiamo in abbondanza!!!!!!!!!!
4 - ASPETTANDO I SERVIZI SOCIALI - Parte I
Questa è la domanda che ora rimbomba nella nostra mente.
E allora a controllare di non aver ricevuto telefonate nella segreteria, i telefonini, la cassetta postale, ecc. ecc. ecc. Le solite manie insomma!!!
E' trepidante questa attesa. Ovviamente. Da quello che decideranno i servizi sociali dipende se la nostra domanda andrà avanti o meno.
Siamo completamente nelle loro mani e la cosa mi appare tutt'altro che rassicurante.
Penso a quello che ci chiederà, a come le sembreremo.
La prima domanda che ci siamo fatti pensando alla strada verso cui ci siamo incamminati è PERCHE?
PERCHE' prima abbiamo sperato, di riuscire ad avere un figlio per via naturale (non mi piace la definizione di figlio "biologico" quasi da contrapporre a quella di figlio "adottivo"), come se quest'ultimo non fosse, altrettanto biologico, fatto di carne e sangue, intelligenza e sentimenti, emozioni e bisogni.
Non ci siamo riusciti, e in questo doloroso percorso abbiamo conosciuto sia il lutto della perdita, sia la deprivazione della mancanca, ovvero ambedue le principali molle che spingono una coppia all'adozione.
Ci siamo arresi all'evidenza e abbiamo maturato quell'elaborazione del lutto che sola può portare ad aprirsi onestamente e responsabilmente all'adozione.
Le domande che ci facciamo in questi giorni:
- Siamo disposti ad accogliere un bambino di un'altra razza, magari nero o con gli occhi a mandorla?
Si certo, che domande sono! Sicuri sicuri? Messa così la domanda sempra quasi offensiva per chi, come noi, è antirazzista nel profondo e nella coerenza dei gesti quotidiani. Ma ci troviamo a riflettere. E la risposta diventa "SI però...", nel senso che si, non abbiamo alcun dubbio della nostra capacità di amare un bambino a prescindere dal colore della sua pelle o dai suoi tratti somatici. Però ci interroghiamo sui rischi di discriminazione e di emarginazione cui quel bambino/bambina/bambini possono andare incontro, nella scuola, per strada, sull'autobus, vivendo un un mondo di giorno in giorno più egoista e a volte xenofobo.
- E un bambino con un handicap più o meno grave?
A costo di sembrare egoisti - intendo dire più egoisti di quel che riteniamo di essere - scegliamo di essere sinceri: un handicap non gravissimo e ppurchè di natura fisica, non mentale, non ci spaventa. Altre forme di handicap, invece, temiamo di non essere in grado di affrontarle e di gestirle. Siamo egoisti dunque? In parte SI.
E' ovvio che chiunque sogna un figlio bellissimo, sanissimo, intelligentissimo.
Poi, la realtà, il caso, il destino, la natura, DIO, s'incarica di metterci di fronte a situazioni anche molto lontane dai nostri sogni.
E siccome un figlio noi non dobbiamo crearlo con la roulette russa dei nostri cromosomi, ma intendiamo adottarlo, confrontandoci quindi da subito con una persona, un'essere umano già esistente, con una vita e una storia sue, allora concedeteci di pensare che ci piacerebbe trovarne uno su misura per i nostri desideri.
Lo sappiamo fin da quando abbiamo cominciato a parlare tra noi di questo nostro progetto: l'abbinamento, se mai ci arriveremo, dovrà essere fatto da altri, da persone competenti alle quali non indicheremo preferenze, né di nazionalità né di sesso né di altro.
Però ci siamo interrogati a fondo sul grado - come dire - della nostra capacità di accoglienza. Che dobbiamo ammetterlo onestamente, si ferma sulla soglia dell'handicap fisico gravissimo o di quello mentale.
Non siamo pronti per questo, non ci sentiamo all'altezza, non ci sentiamo disponibili.
Questa frase non rende il travaglio che c'è dietro a questa decisione. Il punto è che noi due, noi Mara e Massimo, non ce la sentiamo di affrontare la responsabilità di una vita così bisognosa di cure, temiamo che ne finiremo travolti.
Non ci sentiamo nè santi nè eroi. Forse un po' meschini, un po' cinici, forse è moralmente condannabile il nostro egoismo. Sicuramente sarebbe condannabile l'ipocrisia di dire oggi SI e domani tirarci indietro.
E sarebbe criminale arrivare magari al punto di accogliere un bimbo diversamente abile, per poi andare incontro ad un sicuro fallimento.
3 - CONVOCAZIONE DAI CARABINIERI
Dobbiamo presentarci oggi dai carabinieri, per le verifiche di rito a proposito della nostra domanda di adozione.
La stazione dei carabinieri è al pianterreno di una palazzina di mattoni rossi.
Sono le nove del mattino, un'ora antelucana visti i nostri orari in questo periodo.
L'aria è ancora abbastanza fredda, e anche dentro, nella disadorna stanzetta in cui ci fanno accomodare, non è che faccia caldo.
Bisogna avere pazienza, ci dicono, il maresciallo deve arrivare. Già PAZIENZA. E' probabilmente il termine che più ci sentiremo ripetere in questi mesi che ci aspettano!!!
Bisogna averne davvero tanta di pazienza, o meglio di determinazione, di ostinazione, per non farsi prendere dallo sconforto e rinunciare.
Ogni piccolo passo avanti costa fatica, una fatica immensa e del tutto sproporzionata alla reale entità dell'azione che stiamo compiendo.
Mentre aspettiamo, ci diciamo, che anche questo fa parte delle regole del gioco, che anche questa ennesima attesa è una prova da superare, una dimostrazione da dare della nostra effettiva volontà di andare avanti, di andare fino in fondo.
Finalmente, verso le dieci, arriva il maresciallo.
E' giovane e simpatico, molto lontano dallo stereotipo del carabiniere. Si scusa per il ritardo e simette subito al lavoro. Quello che deve chiederci, annucia, scusandosene nel tono se non nelle parole, è esattamente quello che già avbbiamo dichiarato nella domanda di adozione: generalità, residenza, occupazione, reddito, proprietà, e cose del genere. Lui deve controllare. Un passaggio del tutto inutile dal punto di vista sostanziale, insomma, ma indispensabile sul piano burocratico. Senza il VISTO dei carabinieri non è possibile avviare l'istruttoria della pratica presso i servizi sociali.
Ci sottoponiamo di buon grado, tanto non abbiamo scelta, e quindi tanto vale collaborare, Una formalità appunto. Ma di vitale importanza.
Infreddoliti e depressi dall'apparente stupidità di queste procedure, lasciamo la stazione dei carabinieri e ci godiamo la domenica che ci resta, visto che usciamo dalla caserma alle ore dodici.
Ogni passaggio di questo iter costa fatica.
Dal punto di vista psicologico, ovviamente, ma anche dal punto di vista pratico: far quadrare gli impegni richiesti dalla pratica di adozione con quelli del lavoro non è sempre un'impresa facilissima.
Più rifletto e più mi rendo conto che dobbiamo operare una sostanziale rivoluzione della nostra scala di valori di riferimento.
Finora abbiamo dovuto rispondere solo a noi stessi, alla nostra vita di coppia, di adulti coscienti e responsabili.
Dobbiamo renderci conto che essere responsabili anche nei confronti di un bambino ci impone di cambiare tutto, di mettere lei o lui o loro al centro di tutto.
Non per un'astratto spirito di sacrificio, ma perchè è un suo/loro preciso diritto. Mi piacerebbe, che chi ci verrà affidato possa trovare in noi delle sicurezze, non delle incertezze e degli sradicamenti da aggiungere a incertezze e sradicamenti che già faranno inevitabilmente parte del suo vissuto.
Ne saremo capaci? E' questa una delle domande che più spesso ci ripediamo.
A volte temiamo di non esserne all'altezza. Non di poter essere dei buoni genitori in astratto.
Di buone letture in questo senso ne abbiamo fatte tante, e anche da molto tempo. Ma nel concreto di cose come queste: saper dedicare ai figli l'attenzione che esigono e che meritano, saper giocare con loro, saper ancora tentare di guardare il mondo con i loro occhi. Saper dare delle risposte, non burocratiche alle loro domande.
Spero che, quando diventeremo MAMMA e PAPA', ci ricorderemo di cosa vuol dire essere bambino.
Come dovremo comportarci? Certo, ragionarci teoricamente non serve a un granchè. E' nel concreto che bisogna misurarsi, non c'è dubbio. Ma anche ragionarci prima è comunque un utile esercizio.
So che dovremo necessariamente scendere a qualche compromesso con noi stessi, che qualche volta dovremo morderci la lingua e qualche volta prendere decisioni sgradevoli ma necessarie. Ma nei limiti del possibile penso che cercheremo di guardare le cose anche con gli occhi di un bambino. Può servire a essere più giusti. A essere - mi auguro - dei genitori migliori.
2 - L'ISTANZA DI ADOZIONE
Ci piazziamo davanti al computer e consultiamo alcuni siti internet per capire a chi rivolgersi per avviare la "pratica".
Il primo passo sarà rivolgersi all'Equipe Adozioni della nostra ULSS.
Ci fissano un appuntamento per la fine di Settembre 2007 e ci avvisano che ci inseriranno nel costo propedeutico all'adozione che partità a Novembre.
Frequentiamo il corso, siamo contenti, le informazioni ricevute sono state utili e gli argomenti trattati hanno innescato tra noi una seria e propositiva discussione ed analisi.
Alla fine del corso ci viene consegnato un fac-simile di istanza ed un elenco di documenti da allegare.
Tra le varie certificazioni da produrre ci salta subito all'occhio la "dichiarazione di assenso all'istanza di adozione" da parte dei nostri genitori.
Premesso che i nostri genitori sono bne felici della nostra decisione, e pur comprendendo che loro un domani saranno i NONNI, ma a che serve tale dichiarazione? Che forse a quasi 40 anni se decidiamo di adottare un bambino dobbiamo chiedere il permesso a mamma e papà? Cominciamo proprio bene!!!
Riflettevo sul fatto che più si va avanti con questa storia, più ci rendiamo conto che siamo "pratiche" in mano a "burocrati", che non fanno altro che ricordarci che l'adozione è un istituto solo ed esclusivamente per il bene del bambino, salvo poi far trascorrere la bellezza di mesi per dichiarare l'idoneità della coppia..... per non parlare dei tempi di attesa successivi.
Comunque nei prossimi giorni prepareremo tutti i documenti necessari e inizieremo questo "VIAGGIO".
Le vacanze di Natale ci sono servite per preparare tutti i documenti, certificati, fotocopie, informazioni e tutto quello che poteva arricchire la nostra domanda e finalmente il 21 Gennaio 2008 spediamo la raccomandata più importante della nostra vita!!!
Le giornate passano lente in attesa di un cenno, un riscontro, ci mettiamo comodi, da ora sappiamo che l'attesa sarà la nostra fedele compagna.
Il 15 Febbraio 2008 riceviamo la lettera dal Tribunale dei Minori di Venezia che indica che la nostra pratica è già stata assegnata agli assistenti sociali competenti per territorio ed ai carabinieri che ci contatteranno per le indagini del caso ed il famoso STUDIO DI COPPIA.
1 - LA DECISIONE DI ADOTTARE
Anni di fidanzamento sfociati in un matrimonio consapevole, sincero approdo di una coppia nata già famiglia.
Tanto amore, tanta voglia di giocare, tante coccole.... poi un giorno, la percezione, quasi improvvisamente, tra le risa, di un silenzio, di un'assenza...
Entrambi sappiamo cosa manca... chi ci manca!
E' quel figlio la cui presenza possibile, nei mesi passati, avevamo affidato al caso, senza "impegno". Lo avremmo accolto con infinita gioia nel momento in cui si fosse presentato a noi.
Da "lasciar fare alla natura" passiamo pian piano alla consapevolezza che il tempo scivola ma il figlio ancora non arriva, avvertiamo così, velatamente, il dubbio di una possibile difficoltà procreativa.
Iniziano le indagini, affrontiamo periodi di stressanti ricerche mediche, visite specialistiche, accertamenti svariati finalizzati ad appurare la "possibilità di diventare genitori".
Un esame tira l'altro e gli esiti sono positivi: non ci sono problemi, non esistono cause oggettive che impediscano la nostra genitorialità.
Ma il figlio non arriva!
Adesso si fa sul serio!!!
Approdiamo alla fase delle "stimolazioni ormonali". Queste riguardano soprattutto me, interessano il mio corpo preposto dalla natura ad essere "CULLA DELLA MATERNITA'", non succede nulla per mesi. Sembra non funzionare nemmeno così. Poi magicamente la tanto attesa gravidanza arriva.
CHE GIOIA!
Capire che significa "camminare tre metri sopra il cielo", esami, visite, esami di nuovo, visite.
- Va tutto bene signora, stia tranquilla - l'unica volta nella nostra vita sempre così in salita che tutto andava bene.
- Stia a casa, si riposi, legga, passeggi - e io ligia al dovere sto a casa, mi rilasso, leggo, mi riposo.
Eravamo quasi a Pasqua, lo avremmo detto agli amici, avremmo reso partecipi della nostra gioia tutti intorno a noi e invece in un battibaleno....
PUFF... SOGNO SVANITO.
Abbiamo visto finire tutto, e in un turbinio siamo finiti in ospedale, medici, visite, operazioni, che lasciano il segno nel fisico e nell'animo.
Serve un periodo di "DISINTOSSICAZIONE" per smaltire, accettare, farsene una ragione.
Poi il pensiero naturale: se è successo una volta succederà ancora! E invece nulla, nulla e nulla.
Vi risparmio in questa fase l'iter, lasciandovi intuire tra le righe l'attesa, la sofferenza, l'accettazione, l'illusione, la speranza e tutti i sentimenti d'amore che ci hanno condotto, infine, a ricominciare gli accertamenti.
Esami e visite di mille tipi a entrambi. Ci passano al setaccio e che resta.... nulla apparentemente. Nessun problema!
La tv, intanto, ti spara dritto al cuore.
Ti racconta di neonati abbandonati tra i rifiuti, di bambini maltrattati, abusati, e subito dopo fa sfilare sulla sua passerella consumistica i bimbi felici grazie a mamma e papà che hanno scelto la pappa giusta, il pannolino giusto, il giocattolo giusto, poi..... di nuovo.... il telegiornale e le manifestazioni a sfondo umanitario ti sbattono dritto in faccia il mezzo mondo che muore di fame...
Dietro lo schemo... a casa nostra.... le lacrime!
Il dolore.... e una sola domanda: PERCHE'? Perchè a noi????
Perchè c'è nel mondo chi si permette di "buttare via un bambino" e chi invece darebbe la vita per raccogliere quel rifiuto?
Ce ne sono così tanti di rifiuti nel mondo.
Il passaggio dalla consapevolezza all'azione non è istantaneo, non è "semplice", ma l'idea di accogliere qualcuno che sia stato rifiutato inizia a insinuarsi tra i pensieri.
Si comincia a commentare, se ne parla sempre di più, ci si fantastica sopra.
Crediamo di avere le idee chiare. In effetti le nostre idee sono inequivocabili su una sola cosa: VOGLIAMO AVERE UN FIGLIO.
Bene! Prenderemo "ciò" che qualcuno ha buttato via!
Ma da li a comprendere davvero il passo che stiamo per muovere, c'è tanta strada e quella strada è davvero lunga, tortuosa e difficile.
Abbiamo molto da imparare ma...... NON LO SAPPIAMO ANCORA.