martedì 5 luglio 2016

Stai diventando grande...

Eh si stai proprio diventando grande, mia piccola frittella!!!
E stai vuotando e riempiendo il tuo cappello magico di tante domande e chiedi tante risposte.

Sei alla ricerca di un pezzo della tua identità. Un percorso che sia io che papà sapevamo sarebbe cominciato. Un percorso imprescindibile per chiunque, legittimo ed indispensabile.

In questi quattro anni e mezzo di semplificazioni, luoghi comuni o domande, che hanno come colpa di essere figlie della nostra cultura, ne abbiamo sentite a bizzeffe, ed alla lunga stancano e feriscono. Qualche esempio? "ma chi è la sua vera mamma'", "che bella cosa che avete fatto con annessa variante cattolica "Dio vi renderà merito di questo bel gesto", "la legge italiana è sbagliata, chiunque ha il diritto di conoscere i propri veri genitori"... e così via.
Queste frasi sono figlie della nostra cultura. Una cultura secondo cui è VERA solo la mamma che partorisce e per cui chi adotta compie un gesto di umanità, quasi fosse un crocerossino votato al pronto soccorso.

Chi adotta invece è semplicemente un genitore. Non fa un “bel gesto”.
Come non lo fa chi mette al mondo un figlio. 

Chi adotta sceglie solo una strada diversa per diventare VERO genitore. Tutto qua. I genitori adottivi sono genitori come tutti gli altri, non più buoni, non più cattivi, con mancanze, pregi e difetti. Solo più controllati, più psicanalizzati, più vivisezionati dai tanti psicologi e operatori sociali che incontrano durante il lungo e faticoso percorso adottivo. Portatori sani (si spera) di un pezzo mancante: la genitorialità naturale.

Quando penso a te, figlia mia,  penso che CI siamo adottate: tu hai adottato me e la mia pancia rotta; e io ho adottato te e il tuo pezzo mancante, la mamma naturale che ti ha abbandonata.

Quando ci abbracciamo avverto il desiderio di appartenerci, diamo libero sfogo al nostro amore e, contemporaneamente, levighiamo le nostre ferite.

Leggo tante storie ultimamente di persone, di figli in cerca della propria identità (percorso che prima o poi anche tu magari sentirai l’esigenza di fare e lungo il quale spero di poterti accompagnare). Ma c’è un fattore culturale che cambierà solo quando non ci sarà più bisogno di mettere l’aggettivo VERO accanto alla parola mamma. Ecco perché ho scelto di scriverti.

La tua mamma sono io.

Poi esiste la mamma naturale, la "signora della pancia" come la chiami in questo ultimo periodo. Quella che noi non conosciamo perché ha scelto di restare nell’ombra.
Quella che ti ha donato la vita.
Quella a cui sarò eternamente grata.
Quella che magari anche io un giorno potrei avere la voglia di conoscere.
Quella che ha portato in grembo il più bel dono della mia vita.
Quella che ha scelto, con un unico e gratuito gesto, di amarti non abortendo.

Si chiama mamma naturale perché è naturalmente diventata mamma.

Si chiama mamma (senza altri aggettivi) chi sceglie di essere madre donando ogni un giorno un pezzetto della propria vita ai propri figli. Per sempre. 

L’adozione raccontata dalla parte di un bambino

Cara Giulia, io e papà abbiamo tanti amici che hanno adottato. Felici, anche se non facili, perché la gioia che regala un bimbo  tanto atteso è  infinita.
Abbiamo parlato con tanti genitori, con chi è andato avanti e con chi ha abbandonato la scelta. Abbiamo conosciuto le loro paure, i timori, le ansie, anche le delusioni quando il mondo intorno sembrava non capire il loro atto d’amore. Ma abbiamo parlato sempre e solo con i grandi.
Fino a quando abbiamo letto questa lettera, di chi l'adozione l’ha vissuta dall’altra parte e grazie a lei mi sono resa conto che troppo spesso ci dimentichiamo di chiederci come vivete voi, i bambini, scelte importanti come un’adozione.
Mi chiamo Jasmin, ho quasi 40 anni, di cui almeno 39 impiegati a fare i conti con la storia della mia adozione!
Vi dico la verità, non sono certa di essere completamente riuscita nell’impresa, ma oggi sento di essere sulla buona strada!
La mia esperienza mi dice che intraprendere un’adozione non è un sentiero agevole, è un percorso altalenante fatto di successi e cadute come del resto tutte le esperienze di vita reale.
Mi sento però di poter affermare con sicurezza che tutti coloro che desiderano accogliere il dono grande di un figlio che viene da lontano, magari con un’adozione internazionale, dovrebbero interrogarsi con forza sulla loro reale volontà di accogliere una piccola creatura che ha dentro di sé una parte di storia di cui voi non siete parte, che arriva da un atto d’amore da cui voi siete estranei.

Sarà il vostro bambino, lo chiamerete “figlio mio” e lui o lei vi risponderà con dolcezza, vi amerà senza riserve, pur sapendo in cuor suo che chi l’ha messo al mondo è altrove.

Vorrei che in un momento in cui tutti si sentono titolati a dover assicurare un futuro di normalità ai bambini, qualcuno si rendesse conto che un bimbo che vive l’adozione i suoi conti deve farli in primo luogo con il passato.

Vorrei che alle famiglie si insegnasse che il passato non si può e non si deve cancellare.

NOI veniamo da altro e l’altro è dentro di noi, inserito a fuoco nel nostro patrimonio genetico.

Cercate fin dal primo giorno di raccontare la verità, abbiate il coraggio di confrontarvi con quel buco nero dell’anima che farà sempre compagnia a tutti i bimbi che sanno di esser stati lasciati.

Quel buco va colmato d’amore e di verità, va concimato lentamente perché da quel buco si può essere risucchiati, ma se voi ci aiutate su quel cratere faremo nascere rose.

Prima di imbarcarvi in questa grande avventura, prima di adottare un bambino, chiedetevi se siete pronti ad amare senza riserve il frutto di un albero che non vi appartiene, se siete pronti a sostenere il vostro bimbo nel suo viaggio personale verso la sua Itaca, affrontando con lui, a volte in silenzio, la sua lotta personale con i demoni dell’abbandono.

L’identità ha bisogno di radici solide e bisogna cercare di non cedere mai alla tentazione di pensare che il vostro amore quelle radici possa sostituirle.

Se siete pronti a tutto questo, beh allora, a prescindere da tutto e tutti, siete pronti ad accogliere il vostro bambino!

Dedico questo post a Maria e Flavio che mi hanno insegnato a vivere, ad Awa e Full che mi hanno regalato i miei occhi grandi.