E stai vuotando e riempiendo il tuo cappello magico di tante domande e chiedi tante risposte.
Sei alla ricerca di un pezzo della tua identità. Un percorso che sia io che papà sapevamo sarebbe cominciato. Un percorso imprescindibile per chiunque, legittimo ed indispensabile.
In questi quattro anni e mezzo di semplificazioni, luoghi comuni o domande, che hanno come colpa di essere figlie della nostra cultura, ne abbiamo sentite a bizzeffe, ed alla lunga stancano e feriscono. Qualche esempio? "ma chi è la sua vera mamma'", "che bella cosa che avete fatto con annessa variante cattolica "Dio vi renderà merito di questo bel gesto", "la legge italiana è sbagliata, chiunque ha il diritto di conoscere i propri veri genitori"... e così via.
Queste frasi sono figlie della nostra cultura. Una cultura secondo cui è VERA solo la mamma che partorisce e per cui chi adotta compie un gesto di umanità, quasi fosse un crocerossino votato al pronto soccorso.
Chi adotta invece è semplicemente un genitore. Non fa un “bel gesto”.
Come non lo fa chi mette al mondo un figlio.
Chi adotta sceglie solo una strada diversa per diventare VERO genitore. Tutto qua. I genitori adottivi sono genitori come tutti gli altri, non più buoni, non più cattivi, con mancanze, pregi e difetti. Solo più controllati, più psicanalizzati, più vivisezionati dai tanti psicologi e operatori sociali che incontrano durante il lungo e faticoso percorso adottivo. Portatori sani (si spera) di un pezzo mancante: la genitorialità naturale.
Quando penso a te, figlia mia, penso che CI siamo adottate: tu hai adottato me e la mia pancia rotta; e io ho adottato te e il tuo pezzo mancante, la mamma naturale che ti ha abbandonata.
Quando ci abbracciamo avverto il desiderio di appartenerci, diamo libero sfogo al nostro amore e, contemporaneamente, levighiamo le nostre ferite.
Leggo tante storie ultimamente di persone, di figli in cerca della propria identità (percorso che prima o poi anche tu magari sentirai l’esigenza di fare e lungo il quale spero di poterti accompagnare). Ma c’è un fattore culturale che cambierà solo quando non ci sarà più bisogno di mettere l’aggettivo VERO accanto alla parola mamma. Ecco perché ho scelto di scriverti.
La tua mamma sono io.
Poi esiste la mamma naturale, la "signora della pancia" come la chiami in questo ultimo periodo. Quella che noi non conosciamo perché ha scelto di restare nell’ombra.
Quella che ti ha donato la vita.
Quella a cui sarò eternamente grata.
Quella che magari anche io un giorno potrei avere la voglia di conoscere.
Quella che ha portato in grembo il più bel dono della mia vita.
Quella che ha scelto, con un unico e gratuito gesto, di amarti non abortendo.
Si chiama mamma naturale perché è naturalmente diventata mamma.
Si chiama mamma (senza altri aggettivi) chi sceglie di essere madre donando ogni un giorno un pezzetto della propria vita ai propri figli. Per sempre.
Poi esiste la mamma naturale, la "signora della pancia" come la chiami in questo ultimo periodo. Quella che noi non conosciamo perché ha scelto di restare nell’ombra.
Quella che ti ha donato la vita.
Quella a cui sarò eternamente grata.
Quella che magari anche io un giorno potrei avere la voglia di conoscere.
Quella che ha portato in grembo il più bel dono della mia vita.
Quella che ha scelto, con un unico e gratuito gesto, di amarti non abortendo.
Si chiama mamma naturale perché è naturalmente diventata mamma.
Si chiama mamma (senza altri aggettivi) chi sceglie di essere madre donando ogni un giorno un pezzetto della propria vita ai propri figli. Per sempre.
Nessun commento:
Posta un commento